CIRCE(4) di Madeline Miller
Ricordo la maga Circe narrata nello sceneggiato della Rai, anni ’60. Mi aveva colpita e affascinata. La sua storia, narrata qui, è molto più complessa.
Circe cresce nel palazzo di Elios, suo padre. Si scontra con la superbia, l’egoismo, l’alterigia degli dei e della loro discendenza. E’ disprezzata, sminuita, allontanata. Lei commette degli errori, cerca di riparare, di capire, cerca di amare.
Viene costretta all’esilio sull’isola di Eea e scopre la sua enorme forza: è una maga, può produrre malefici, può proteggere chi ama con l’utilizzo delle erbe. Impara a riconoscerle, raccoglierle, lavorarle con impegno.
Le sue erbe sono potentissime. Per gelosia trasforma Scilla in una creatura mostruosa e crudele, per punire l’arroganza dei mortali li trasforma in porci, per amore sa anche tornare indietro.
L’amore materno per il figlio Telegono, avuto da Ulisse, vincerà su tutto. Per il figlio è disposta a qualunque cosa.
Il mondo degli dei è deplorevole, i peggiori sentimenti sono accompagnati da poteri illimitati. Questo fa
degli dei figure ambigue, capaci di compiere buone azioni solo per loro interesse o per capriccio.
I mortali, meno potenti ma ugualmente coraggiosi, non conoscono il loro destino e questo può renderli
migliori.
La lettura è avvincente, il mito affascina sempre.
Recensione di Sara Mezzacasa

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