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M. Murgia – STAI ZITTA e altre nove frasi che non vogliamo sentire più

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  Di tutte le cose che le donne possono fare nel mondo, parlare è acora considerata la più sovversiva “Zitta! Zitta! Zitta e ascolta! Sto parlando e non voglio essere interrotto!” Così lo psichiatra Raffaele Morelli apostrofò Michela Murgia durante una trasmidssione che la scrittrice conduceva su Radio Capital. Era stato invitato per alcune dichiarazioni giudicate sessiste che lo psichiatra aveva rilasciato nei giorni precedenti. Interrompere una donna, specialmente attraverso un canale mediatico è abbastanza comune e riproduce un format interessante: si passa dal lei di cortesia iniziale al nome proprio, al diminutivo o vezzegiativo o, come nel caso di Mauro Corona a Carta Bianca, al nome che di solito si da a un animale, in questo caso alla gallina… Comincia così il saggio di Michela Murgia STAI ZITTA e altre nove frasi che non vogliamo sentire più (Einaudi Ed. Super ET Opera viva 2021) che continua implacabile elencando capitolo per capitolo le frasi più comuni, considerate ses...

CHIRÚ di Michela Murgia (2)

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  Ho letto con piacere questo libro della Murgia. Principalmente devo dire che c’è enfasi nel tipo di scrittura: potente, minuziosa e incisiva. E’ necessario leggere e rileggere ogni singola riga per capire fino in fondo ciò che lei intende trasmettere. Io credo che una scrittura così accompagnata da un argomento altrettanto incisivo, farebbe di un libro un capolavoro. Invece in questo caso, io non ho apprezzato o forse non ho capito fino in fondo,  il messaggio del contenuto. L’importanza del non detto. La protagonista, che secondo me, abbraccia proprio il carattere e la prepotenza della Murgia (sembra autobiografico), è un’attrice di teatro che cerca di educare all’arte  giovani ragazzi di talento. I rapporti sforano in sentimenti ben più grandi dei classici insegnante-allievo e ne fa risaltare la fragilità di entrambi. Comunque il libro vale la lettura anche solo per per la scrittura. Recensione di Paola Fermon

ACCABADORA di Michela Murgia

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  Anni ’50, un paese della Sardegna chiuso nelle sue tradizioni, superstizioni, malelingue. Le vite scorrono prigioniere di tutto questo, lentamente, e solo poche volte arrivano le novità dal Continente: un abito a fiori, un’automobile… Maria, una bimba, viene affidata a Tzia Bonaria come figlia d’anima, un’adozione sulla parola, e imparerà il mestiere di sarta, andrà a scuola, crescerà bene. Accadono cose che Maria non può capire, e crescerà senza sapere cosa Tzia Bonaria nasconde, finché una tragedia svela che è un’ accabadora, colei che finisce. Questo mondo chiuso mantiene un segreto così grande e Maria deve farne i conti. Il racconto è molto asciutto, realistico anche nelle sue esagerazioni. Michela Murgia lo descrive bene. Sara Mezzacasa

RICORDATEMI COME VI PARE: L' autobiografia di Michela Murgia, grande donna e intellettuale dei nostri tempi.

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  Cara Michela, impossibile resistere al tuo sorriso e ai tuoi occhi brillanti  in copertina.  Ho letto la tua specialissima autobiografia  ritrovando in ogni parola la Michela che ho conosciuto tramite i tuoi libri e i tuoi interventi in TV o altrove. Ma ho scoperto anche i molti lati del tuo lavoro, della tua personalità e della tua vita che non conoscevo. Alla fine del libro ti chiedi: “ Che ne sarà delle mie battaglie?” Stai pur sicura che resterà molto. Hai lasciato un segno indelebile nelle nostre coscienze e nel nostro cuore.  Ti racconti a Beppe Cottafavi nel corso di una settimana in cui ripercorri le tue vite. Da quando eri una piccola bambina ribelle, a quando hai iniziato adolescente a lavorare, a quando, a diciotto anni, cambi stato di famiglia e vai a stare con tua zia, sorella di tua madre, spezzandole il cuore. E poi racconti i vari lavori che hai fatto per affermare la tua identità di persona libera, ribellandoti  a sistemi schiavisti, sen...