MORTE A VENEZIA di Alessio Salata (Collana: Le giraffe noir)
Marco Scarpa è un medico legale che opera a Venezia, coadiuvato dal fedele Marco e dalla segretaria, una gentile zitella, molto protettiva nei suoi confronti.
Un giorno il dottor Scarpa viene contattato dalla polizia di Venezia per eseguire l’autopsia sul corpo senza vita di un uomo anziano rinvenuto in uno dei canali della città lagunare. Il medico si reca sul posto e trova la salma di un anziano, apparente vittima di annegamento, ma, ad un primo esame, nota qualcosa di particolare sul corpo del defunto che lo porta a ricordare un momento tragico della storia di un popolo: un numero inciso sulla pelle. Il suo ricordo lo porta ai ricordi che gli narrava suo nonno circa le persecuzioni subite dagli ebrei.
Da questo momento, oltre alla routine tipica della sua professione, si aggiunge la curiosità e il desiderio di scoprire di più sul defunto, che lo portano a mettere a repentaglio la sua vita nella ricerca della verità.
Il libro mi è piaciuto molto perché l’intreccio è costruito con perizia, in modo da creare una giusta suspence, che tiene il lettore avvinghiato alla vicenda. L’ambientazione a Venezia mi è gradita, perché mi ricorda le visite nella città, in compagnia della nonna materna, veneziana di origine, che mi portava con sé a far visita ai suoi fratelli, che abitavano sul Canal Grande. La città presentava molti “punti misteriosi” che generavano in me, bambina, paure inconsce che potesse accadere qualcosa di terribile.
Il libro, in alcuni punti, mi ha portata a rivivere quei momenti, quindi ho apprezzato l’abilità dello scrittore nel creare l’atmosfera della Venezia, in parte poco conosciuta, con i sottoportici scuri e delle strette calli poco illuminate.
Sono molto simpatici i personaggi, dal fedele Mario, verace chioggiotto, e della sollecita segretaria.
I colpi di scena sono inaspettati e atti ad “intorbidire” la storia narrata, in modo tale che il lettore legga tutto d’un fiato il libro, per arrivare alla fine “scoprire” il mistero.

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