NON LASCIARMI ANDARE di Catherine Ryan Hyde
La storia si svolge in un condominio nei quartieri poveri di Los Angeles: una periferia dove i mezzi economici sono pochi, il disagio è molto. In ogni appartamento ce n’è in abbondanza.
Grace è una ragazzina di dieci anni che vive con la mamma tossicodipendente.
Billy è un ex ballerino talentuoso che ha lasciato le scene per depressione e attacchi di panico. Da dieci anni non esce di casa.
Altri abitanti sono il vecchio burbero e odiato da tutti, l’immigrato emarginato, l’estetista sola, la vecchia signora malata.
Tante solitudini, tutte diverse, vite che scorrono vicine, senza mai trovare un punto d’incontro, nemmeno un saluto, nulla da condividere.
Grace ha l’abitudine di uscire dal suo appartamento ogni volta che la mamma si abbandona alle sostanze. La ragazzina si siede sul marciapiede. Tutti la vedono, la tengono d’occhio, si chiedono cosa succede a questa ragazzina.
Comincia così per ogni inquilino un lento esercizio per sgretolare il silenzio e per capire.
Ognuno si accorge di poter fare qualcosa di importante per Grace, di avere un talento, una possibilità di donare del tempo, un po’ di attenzione, un po’ di compagnia, ma anche delle lezioni di danza, di spagnolo, di regalare un taglio di capelli moderno o un abito turchese.
La vita degli abitanti del condominio cambia, la solitudine lascia spazio ad una rete di aiuto.
Grace condurrà questo cambiamento diventando il fulcro di tutte queste nuove relazioni positive.
Il racconto è dolce, a tratti malinconico. Grace gestisce tutti con grande intelligenza, dimostra di saper cogliere le sfumature delle diverse personalità, sa porre le giuste domande. Una su tutte “perché i grandi hanno paura?”
Recensione di Sara Mezzacasa

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