L’ OROLOGIAIO DI BREST(2) di Maurizio De Giovanni Ed. Feltrinelli
Vera Coen è una giornalista rimasta orfana di padre prima della nascita. Il padre era un carabiniere, che era di scorta ad un giovane magistrato, molto scrupoloso nel suo lavoro, che svolgeva con umanità e giustizia.
Per queste sue qualità, il magistrato e la sua scorta sono stati vittime di un attentato che ha ucciso entrambi.
La madre di Vera ha scelto questo nome per la figlia in quanto l’ha destinata a cercare la verità sulla morte del padre, dal momento che non è stato mai scoperto né il colpevole né il mandante del fatto di sangue.
Andrea Malchiodi è un professore universitario coinvolto in uno scandalo accademico e colpito duramente dalla fine de suo matrimonio. La madre, che l’ha cresciuto da sola, si trova in una casa di riposo perché affetta da demenza, inoltre con la sua unica figlia Martina ha rapporti inconsistenti.
Durante le ricerche sull’assassino del padre, Vera viene aiutata da Bruno, un ex poliziotto in pensione, che, durante il servizio attivo, si era occupato del caso.
La ragazza scopre che il padre di Andrea Malchiodi era stato l’autore dell’attentato, quindi cerca in ogni modo di mettersi in contatto con il professor Malchiodi.
Andrea è incredulo nell’apprendere ciò che Vera ha scoperto circa suo padre, che lui ha sempre creduto morto in seguito alla versione sempre sostenuta da sua madre.
Dopo un periodo di incertezza, Andrea si unisce a Vera nell’indagine sul passato dei rispettivi genitori durante gli anni di piombo della Repubblica. I due cercano notizie su di un uomo, abilissimo orologiaio, esperto di armi ed esplosivi, operante in un’organizzazione combattente e scomparso nel nulla perché custode di segreti gravissimi. L’orologiaio è ritratto in una fotografia in bianco e nero, rinvenuta tra alcune carte scoperte in casa della madre di Andrea.
Vera viene a sapere che l’uomo ricercato vive in Francia, quindi parte con Andrea alla sua ricerca. Durante il viaggio tra i due protagonisti nasce un legame fatto di complicità e diffidenza. Vera e Andrea arrivano a Brest.
Il finale del libro è “sospeso” probabilmente in attesa di un seguito.
De Giovanni fa rivivere il clima degli “anni di piombo” nell’Italia pervasa da terrore, tensioni e attentati. All’inizio il romanzo ha un ritmo lento, poi diventa più coinvolgente ed intrigante, grazie all’alternarsi di passato e presente, con capitoli brevi che si susseguono come a scandire il tempo. L’autore è abile a raccontare sentimenti che tutti conoscono: amore, vendetta, giustizia ma, in particolare, i legami tra madri e figli.
Il lettore partecipa alle vicende che accompagnano Vera e Andrea nella ricerca del misterioso orologiaio. Verso quest’uomo colpevole, De Giovanni dimostra umanità, sottolineando che ha rinunciato all’amore di sua moglie e del figlio in nome dei propri ideali, che alla fine sono stati traditi. Dietro all’orologiaio il mandante, una “Entità” nascosta che ha il potere di vita e di morte, di far sparire le persone e le prove che lo testimoniano. L’ “Entità” muove i fili del destino di molte persone scomode, non ha un nome, rimane nascosta ed esercita il suo potere per difendere il “bene superiore”.
A tale scopo, compie scelte difficili e sciagurate in nome di un equilibrio da salvaguardare. Questo libro mi è piaciuto per la vicenda narrata, per lo stile di scrittura, per l’indagine introspettiva dei personaggi, che presenta la fragilità di chi si è reso colpevole, credendo di operare in nome di una giustizia che si è rivelata falsa ed ha causato solo dolore.
Per queste sue qualità, il magistrato e la sua scorta sono stati vittime di un attentato che ha ucciso entrambi.
La madre di Vera ha scelto questo nome per la figlia in quanto l’ha destinata a cercare la verità sulla morte del padre, dal momento che non è stato mai scoperto né il colpevole né il mandante del fatto di sangue.
Andrea Malchiodi è un professore universitario coinvolto in uno scandalo accademico e colpito duramente dalla fine de suo matrimonio. La madre, che l’ha cresciuto da sola, si trova in una casa di riposo perché affetta da demenza, inoltre con la sua unica figlia Martina ha rapporti inconsistenti.
Durante le ricerche sull’assassino del padre, Vera viene aiutata da Bruno, un ex poliziotto in pensione, che, durante il servizio attivo, si era occupato del caso.
La ragazza scopre che il padre di Andrea Malchiodi era stato l’autore dell’attentato, quindi cerca in ogni modo di mettersi in contatto con il professor Malchiodi.
Andrea è incredulo nell’apprendere ciò che Vera ha scoperto circa suo padre, che lui ha sempre creduto morto in seguito alla versione sempre sostenuta da sua madre.
Dopo un periodo di incertezza, Andrea si unisce a Vera nell’indagine sul passato dei rispettivi genitori durante gli anni di piombo della Repubblica. I due cercano notizie su di un uomo, abilissimo orologiaio, esperto di armi ed esplosivi, operante in un’organizzazione combattente e scomparso nel nulla perché custode di segreti gravissimi. L’orologiaio è ritratto in una fotografia in bianco e nero, rinvenuta tra alcune carte scoperte in casa della madre di Andrea.
Vera viene a sapere che l’uomo ricercato vive in Francia, quindi parte con Andrea alla sua ricerca. Durante il viaggio tra i due protagonisti nasce un legame fatto di complicità e diffidenza. Vera e Andrea arrivano a Brest.
Il finale del libro è “sospeso” probabilmente in attesa di un seguito.
De Giovanni fa rivivere il clima degli “anni di piombo” nell’Italia pervasa da terrore, tensioni e attentati. All’inizio il romanzo ha un ritmo lento, poi diventa più coinvolgente ed intrigante, grazie all’alternarsi di passato e presente, con capitoli brevi che si susseguono come a scandire il tempo. L’autore è abile a raccontare sentimenti che tutti conoscono: amore, vendetta, giustizia ma, in particolare, i legami tra madri e figli.
Il lettore partecipa alle vicende che accompagnano Vera e Andrea nella ricerca del misterioso orologiaio. Verso quest’uomo colpevole, De Giovanni dimostra umanità, sottolineando che ha rinunciato all’amore di sua moglie e del figlio in nome dei propri ideali, che alla fine sono stati traditi. Dietro all’orologiaio il mandante, una “Entità” nascosta che ha il potere di vita e di morte, di far sparire le persone e le prove che lo testimoniano. L’ “Entità” muove i fili del destino di molte persone scomode, non ha un nome, rimane nascosta ed esercita il suo potere per difendere il “bene superiore”.
A tale scopo, compie scelte difficili e sciagurate in nome di un equilibrio da salvaguardare. Questo libro mi è piaciuto per la vicenda narrata, per lo stile di scrittura, per l’indagine introspettiva dei personaggi, che presenta la fragilità di chi si è reso colpevole, credendo di operare in nome di una giustizia che si è rivelata falsa ed ha causato solo dolore.
Consigliato
Daniela Dagli Orti

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